Da storia a realtà.. tra pecore, vacche, lupi e pastore.

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E’ un giorno come tanti altri in una piccola azienda agricola zootecnica di un paesino del sud della Toscana. Le pecore, finita la mungitura, escono al pascolo accompagnate dal pastore. Le giovani, chiamate “alleve“, rimangono in stalla ancora per un po’ di tempo e insieme a loro i cani da protezione del bestiame.
Due giovanissimi cani che stanno imparando “il mestiere”. Nati e cresciuti con le pecore sono arrivati da poco più di un mese nella nuova azienda e ad accoglierli hanno trovato un gregge impaurito, terrorizzato da qualsiasi cosa che non fosse una pecora già conosciuta. Perché questa paura così radicata? Perché, purtroppo, al pascolo, da tempo, subiscono attacchi, sanno bene chi è il lupo e sanno bene che è pericoloso stare senza il pastore. A volte hanno paura anche di una pecora nera, una pecora del loro gregge, ma nera, che magari rimasta indietro si mette a correre per raggiungere le altre. Sembra strano e a molti verrebbe da dire ” beh sono pecore”. Eh no, sono pecore che hanno un ricordo preciso di qualcosa di pericoloso e lo vogliono evitare.
Torniamo, però, a quel famoso giorno dell’inizio della nostra storia. Tutto sembra andare per il verso giusto. Il sole splende, non c’è vento, le piogge dei giorni passati hanno fatto crescere un po’ di buon pascolo e le pecore ne stanno approfittando.
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Poi un urlo dal podere, verso il pascolo e il pastore che viene richiamato a casa per un parto di una vacca. Parto gemellare. Lei non è di primo parto, ma comunque con i parti gemellari bisogna sempre prestare più attenzione.
Il pastore pensa che il gregge è vicino a casa e quindi al sicuro, la priorità diventa immediatamente la vacca e il parto gemellare. E’ tarda mattinata, basterà mezz’oretta con una vacca esperta come quella e così il pastore lascia il bestiame che continua a pascolare.
La vacca è stata veramente brava e sono nate due splendide vitelline, ma ora bisogna pensare al primo passo, entrambe devo prendere il colostro dalla madre. Una ci riesce subito, ma per la seconda c’è da lavorare.
Il pastore ritorna al pascolo solo dopo un’ora e trova le pecore tutte riunite in un punto. Guarda e comincia a contare, manca un agnello, riconta di nuovo, manca sempre un agnello. Nulla ci risiamo, non è un danno enorme, ma è il sentirsi di nuovo vulnerabili. Il pastore sa, però, che le cose stanno per cambiare, che dopo aver imbolato le alleve, messo il bolo come di legge per l’identificazione dell’animale, queste saranno unite al gregge delle adulte e insieme alle giovani pecore ci saranno anche i due cani da guardiania. Sa benissimo che due cani giovani, ancora cuccioli, non possono far altro che imparare in questo momento e sa benissimo che non li potrà lasciare da soli. Non ci sono cani adulti che possono svolgere il ruolo di maestri pazienti ed intransigenti. Il pastore sa benissimo che inizierà un periodo di lavoro più intenso, sa benissimo che parte del suo tempo verrà dedicato a questi cani.
Un giovane cane lasciato al pascolo da solo con la presenza di nuclei stabili di predatori, può sicuramente avere dei problemi e la logica di un buon pastore prevede che tutto questo non succeda.
La rabbia e poi la rassegnazione di quella predazione, vengono per la prima volta spazzate via dalla presa di coscienza che quello sarà il puntimg-20200429-wa0029o di svolta. Non si risolverà il problema e probabilmente qualche predazione magari potrà avvenire, ma il bestiame comincerà a sentirsi sicuro e riconoscerà l’abbaio di allerta dei cani e capirà che proprio loro, quei giovani cani, crescendo metteranno la loro vita a rischio per difendere quella di ogni singolo capo di bestiame. E’ un patto tra pecore e cane, è un patto lungo millenni e che sta tutto nella sapienza di un buon pastore e in cani da guardiania equilibrati, efficaci ed efficienti.