Il teatro dell’assurdo. Sparare a un cane da protezione del bestiame.

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Squilla il cellulare, il numero non è registrato, ma non mi è nuovo. Rispondo e la voce è giovane, fresca, ma triste. “ Ciao ti ricordi di me, mi avevate dato Giorgio e Gigi”.

Gli allevatori si presentano sempre così con i nomi dei loro cani da guardiania, perché non sono oggetti, perché non sono solo animali, ma sono i loro alleati in campo, sono gli animali che li aiutano nella protezione del bestiame.

Per me ogni nome è importante, appena un allevatore me lo dice, io ripenso alla consegna del cane, all’impegno degli altri pastori nel crescere il cucciolo, alla soddisfazione nel vedere realizzato il proprio progetto di messa in sicurezza del gregge.

Il mio sorriso e la voglia di chiedere come vanno le cose in montagna, muoiono subito dopo la seconda frase del giovane allevatore: “Hanno sparato a uno dei miei cani, era nel recinto con le pecore la sera stava bene e quando sono tornato la mattina ho notato che era a terra. Non mi sono preoccupato subito, ma poi ho visto che gli giravano intorno le mosche, l’ho sollevato, ho spostato il pelo e ho visto le ferite. Il veterinario mi ha detto che gli hanno sparato ”.

Il sorriso in questi casi scompare del tutto e viene fuori la rabbia. Era in una grande area recintata insieme ad altri cani da guardiania e alle pecore e capre. Nessuno ha sentito nulla e ricordiamo che la notte non è che si può andare in giro a sparare.

Hanno mirato anche bene, i pallini di piombo sono tutti tra il collo, parte della testa e torace.

Più il pastore parla, più capisco il suo profondo sconforto e la solitudine che prova nel dover affrontare il tutto.

Fortunatamente lui solo, però, non è. Facendo solo 3 telefonate ha informato le persone che da anni cercano di trovare una soluzione a questa solitudine percepita dal mondo zootecnico. Ora partirà una denuncia, un bell’articolo e molti controlli. Questa volta nessuno fa spallucce e dice può succedere, questa volta amministrazione pubblica, organi di vigilanza e altri colleghi allevatori non vogliono lasciarla passare.

Questa volta, inoltre, la voce non è solo di un pastore, ma anche di chi conosce bene il duro lavoro che si deve fare per arrivare ad ottenere un buon cane da guardiania e conosce bene anche l’affetto, che molto pastori provano per i loro cani che vivono al loro fianco ogni singola avventura e ogni singolo giorno al pascolo.

Nessuno si può permettere di compiere atti illegali, e questo è un atto di bracconaggio, un atto penale e deve essere punito come tale.

Quello che succederà non si sa, se si capirà chi lo ha fatto e perché. La cosa sicura è che ora il giovane pastore accudirà il proprio cane, come ha già iniziato a fare con l’ausilio del medico veterinario aziendale.

Il suo danno oltre che morale, sarà, però, economico, perché giustamente sarà sottoposto a varie cure veterinarie e se il cane non ce la farà, il pastore perderà un compagno al pascolo e tutto il suo lavoro.

L’unica sicurezza, oggi e non domani, rimarrà la paura che il pastore proverà ogni sera lasciando pecore e cani nel loro recinto.

BENVENUTI NEL NOSTRO TEATRO DELL’ASSURDO.

Nella foto cerchiati in giallo, alcune delle lesioni riscontrate all’altezza del collo del cane.

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Lettera di un allevatore.

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Succede così, ti svegli la notte alle 3,00 e non per il caldo torrido, ma per il suono dei campanacci delle pecore e capisci subito che qualcosa non va, subito dopo senti QUELL’ abbaio, non un abbaio normale, ma quello, quello che ti va gelare il sangue, perché vuol dire che i tuoi cani da protezione del bestiame stanno affrontando il loro più acerrimo nemico, il lupo.

Corri senza neanche vestirti, ti metti solo le scarpe e esci di casa, lo vedi, è lì e vedi i cani che cercano di allontanarlo, pochi secondi e poi via, lo vedi scompare, ma sul campo rimane una pecora morta e una ferita e tutto il resto del gregge, più di 200, tutte raggruppate in uno spazio che ti chiedi come possa essere possibile che così tanti animali riescano a stare lì: si chiama PAURA.

La rabbia, cede il posto alla delusione e poi di nuovo alla rabbia perché riconosci quella pecora, perché era una di quelle più giovani, che ti seguiva quando entravi in stalla che avevi curato per un problema di salute, ma che ora stava bene era tra le più belle. Dalla rabbia non ringrazi neanche loro i custodi bianchi di quel gregge, che sai averti salvato, perché sarebbe potuto andare peggio.

Hai voglia di urlare al mondo quello che succede a 3 metri, dico TRE METRI da casa tua e invece rinunci, perché sai già che chi non fa il tuo mestiere ti direbbe solo:

beh aumenta i cani, beh metti le pecore in un recinto, beh tienile meglio” e tu sai che i tuoi cani sono stati bravi e che quando le temperature sono così alte di giorno, la notte è meglio lasciare il bestiame libero di pascolare, anche perché la loro attività di alimentazione in questa stagione è all’alba e al tramonto. E’ per quello che il gregge lo posizioni nel campo sotto casa e lasci la finestra aperta e dormi con un occhio solo e un orecchio tirato per sentire ogni rumore, seppur piccolo, che arriva da quel nero fuori dalla finestra.

Chi, invece, divide con te passione e lavoro sai già che comincerà con le solite polemiche, che poi un fondo di verità ce l’hanno, ma oramai come le ferite ciccatrizzate fanno male o vengono considerate solo ai cambi di “ poltrone politiche”.

sono troppi questi predatori, e ora non possiamo andare avanti così”.

Tu sai bene che SONO predatori PUNTO E BASTA, ne basta uno che coglie per un attimo la distrazione dei cani o l’allontamento di uno o due capi di bestiame ed ecco il danno. Rischio di impresa, che quanto diventa più frequente diventa un danno e allora ragioni pensando a migliorare la tua strategia antipredatoria senza dover perdere le notti e passarle, come è già successo, in una macchina al pascolo.

Migliorare, si bene.. lo puoi fare e poi ti fermi perché capisci che per migliorare dovresti avere la possibilità di avere un budget da investire e fai un calcolo che l’assegno del latte ti è già servito per coprire quelli delle sementi, per aggiustare il trattore (magari più di 5000 euro per un pezzo tanto piccolo quanto caro) e allora ti fermi un’altra volta e capisci che forse hai bisogno di un aiuto, ma chi ti può aiutare, la banca? Le associazioni agricole? La Regione?

Tu che sei un allevatore, che curi bene la selezione del tuo gregge, tu che se fai una foto alle tue pecore, poi la riguardi mille volte per capire se ti è sfuggito qualcosa o se tutte stanno bene, tu sei il premier della tua azienda, il consigliere della tua zona, ma quando prendi la macchina e ti allontani da lì, sei un numero, un fascicolo aziendale, un voto.

La notte, però, è solo incominciata, fai il giro per controllare quante pecore ti mancano, prendi il trattore e porti la ferita subito in stalla e consideri le lesioni, prendi la pecora morta e la porti in stalla in modo che non funga da attrattivo per altri visitatori notturni.

Sai già che alle prime luci del sole dovrai chiamare il servizio veterinario locale, sai già che poi dovrai andare in Associazione Agricola e presentare la domanda di indennizzo. Poi ti fermi e ti chiedi come si deve presentare e sono già le 4 di mattina e tu non riesci più a dormire. Qualcuno ti ha detto che le procedure di indennizzo sono cambiate, che ti risarciscono solo il valore del capo morto e che quindi quel valore, sai bene, che non ti ripagherà della tua perdita personale e del tuo investimento. La rabbia sale e ti chiedi ancora come puoi non farlo risuccedere, ma la mente non è lucida pensi solo a cercare di salvare quella ferita a valutare lo stress subito dal resto del gregge e poi un altro pensiero si fissa nella tua testa: questo lupo era a 4 metri da casa mia. Non credi più al “ ma tanto era un ibrido”, te lo ridici nella tua testa “ quel lupo era a 4 metri da casa mia”. Sai che non devi e non vuoi fare dell’allarmismo, ma vorresti solo che qualcuno cominciasse a monitorare quelli che vengono chiamati “confidenti”, ne hai sentito parlare per l’orso in Trentino, forse per il lupo non cambia molto. Pensi allora di mettere una video trappola, di cercare di raccogliere informazioni per essere più attendibile, ma poi arrivano le 5 e neanche il caffè riesce a mantenerti la mente lucida. Si inizia a mungere e la rabbia aumenta, le pecore non vogliono neanche salire la pedana, e la giornata inizia così.

Non esiste una soluzione facile e forse neanche una soluzione definitiva, ma chi si impegna a utilizzare strumenti di prevenzione E poi si accorge che a volte non sono sufficienti e non può aumentarli perché è legato piedi e mani senza possibilità di finanziamenti, cade in un vortice di rabbia e desolazione.

Prezzi del latte ovino del 1997 circa 1935 lire ora, oggi 2018, se va bene e solo in alcuni periodi dell’anno, 1,30 euro fino a scendere a 0,90 cent al litro iva inclusa. La pecora non è una vacca, la produzione è limitato in media a un litro al giorno (media gg/ AA per pecore di razza sarda) e inoltre, la produzione di un animale è poi legata alla possibilità di pascolare correttamente, di stare tranquilla.

La cosa che più indispone è la frase “ ma tanto avete gli indennizzi!”, è come se ti rubassero ogni giorno il cellulare da 800 euro e te ne risarcissero 200, se ti va bene. Non potrai più avere la tua rubrica telefonica, le tue foto, i tuoi filmati.

Stai attento che non te lo rubino più, realizzi una tasta interno al tuo giubbotto, ma qualcuno in metropolitana riesce a prendertelo lo stesso e ricominci da capo e diventi timoroso ogni volta che qualcuno si avvicina a te. Ecco questa è la sensazione.

Questa lettera non è stata scritta da un allevatore per piangersi addosso o per portare in piazza croci che sono di un settore, quello allevatoriale, ma per dire che c’è chi sta affrontando la situazione cercando di migliorare, ma non sa con chi parlare, noi di difesAttiva parliamo tra di noi, tra allevatori della provincia di Grosseto, ma non solo. Noi vorremmo poterci confrontare con le istituzioni, magari mettere a disposizione la nostra azienda per monitorare meglio gli spostamenti del lupo, non siamo aree rurali disperse nel nulla, siamo aree rurali vicino a grandi città. Esistono già una ricca bibliografia sull’argomento e noi ci rendiamo disponibile per capire meglio la situazione. Esiste la possibilità di effettuare un allontanamento nel caso in cui si reputi che gli animali selvatici aumentino la loro confidenza?

Se si come? Vorremmo confrontarci con tecnici che ci possono dare riposte basate su attività già svolte in altri Stati o anche in Italia.

Se non riusciamo a sederci ad un tavolo e parlarne, non è possibile chiedere alle sole azienda agricole di aumentare il numero dei cani da guardiania e murare il bestiame dietro a dei ricoveri notturni. Cani, che, inoltre, da molti vengono considerati un problema. Volentieri noi azienda agricole vorremmo assumere un collaboratore, magari un giovane da inserire nel mondo del lavoro, ma poi chi ti rappresenta ti dice di pensarne un’altra, perché sarebbe un costo troppo elevato.

Noi, allevatori di difesAttiva Toscana, ma sicuramente anche difesAttiva Liguria, siamo qui pronti a lavorare tutti insieme, pronti ad integrare altri soci, altri allevatori che possano portare la loro esperienza, non vogliamo i rimborsi, non vogliamo lamentarci, vorremmo solo costruire un futuro migliore.